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Rammendo urbano, innovazione sociale: il dilemma del prigioniero

È un gioco a mosse simultanee quello del dilemma del prigioniero, un gioco tra i più noti di questo genere, inventato dal matematico statunitense A.W. Tucker (1905-1995) e presentato per la prima volta in un seminario all’Università di Stanford nel 1950: è particolarmente conosciuto per le inattese implicazioni della soluzione e per il fiorire degli studi che ne sono derivati. È da questa metafora che ha preso spunto la panel discussion mattutina della seconda giornata di Perspective Smart City, il forum di riferimento per l’innovazione nella progettazione e gestione urbana giunto alla sua seconda edizione e in programma a Napoli l’1 e il 2 dicembre. Frutto del consolidato know-how del Gruppo Maggioli e della rivista THE PLAN, l’evento ha avuto tra i partecipanti della panel Simone d’Antonio, Lead Expert, URBACT Cities After Dark; Francesca Mattioli, Direttrice Generale, Comune di Reggio Emilia e socia Associazione Nazionale Direttori Generali Enti Locali; Antonio Sebastiano Purcaro, Direttore Generale, Città Metropolitana di Milano e Segretario Generale, Comune di Milano; Enrico Stefáno, Deputy Regional Head, Lime (main partner) e Giorgio Vittadini, Presidente, Fondazione per la Sussidiarietà. A moderare Luigi Corvo, Professore Associato presso Università degli studi Milano-Bicocca, Fondatore di Open Impact. E il titolo è stato proprio Rammendo urbano, innovazione sociale: il dilemma del prigioniero. Quali investimenti per promuovere il diritto all’abitare e città inclusive.

A Reggio Emilia, per fare questo e raggiungere tale obiettivo, si sta per esempio provando a lavorare su un diverso paradigma di governo, basato sulla collaborazione: «Si sta provando a ripensare l’amministrazione come un ente di relazioni – ha sottolineato Francesca Mattioli –; è necessario ragionare in politiche, in termini di obiettivi e risultati da raggiungere, più che di soli servizi. Sostenibilità e qualità della vita dei cittadini devono quindi essere la cornice dell’azione politica, ma per prima cosa è necessario guardare ai cittadini con nuovi occhi per coglierne le necessità».

La mobilità sostenibile

Ad aprire i lavori, il contributo di Enrico Stefáno, che ha legato la propria attività di micromobilità in sharing con la possibilità di fornire dati utili alle amministrazioni per pianificare, progettare e mettere a terra interventi legati alla mobilità appunto. In Italia, del resto, stando ai dati in possesso di Lime, oltre il 35% dei viaggi inizia o termina nei pressi di una fermata del TPL; oltre il 45% dei viaggi avviene in ora di punta e oltre il 60% degli utenti sono residenti o pendolari.«In fase di progettazione di infrastrutture i dati forniti sono fondamentali, per esempio in tema di piste ciclabili e parcheggi, che possono essere individuati intersecando necessità e dati relativi a punti di partenza e arrivo dei viaggi – ha aggiunto Stefáno. La cooperazione tra Lime e Comuni ha quindi un grande potenziale, ben al di là della fornitura di mezzi sostenibili».

Le città di notte

Nel ripensare e progettare la rigenerazione urbana è fondamentale ricordare come le città non siano organismi viventi solo di giorno, ma come lo siano anche di notte, quando ancora oggi si mostrano invece più profondi divari e differenze sociali. A soffermarsi su questo, Simone d’Antonio: «Ripensare le città vuol dire ripensarle nelle sue diverse funzioni e fruizioni, a diversi orari del giorno. Un esempio è quello delle città di notte, che sta impegnando diverse amministrazioni nel ridisegnare gli spazi per essere luoghi di integrazione e di fiducia a tutte le ore, ma anche di uguaglianza. Credo sia utile, dunque, non solo focalizzarsi sul ridisegno della città in termini di spazio, ma anche in termini di tempo. Diverse città in questi anni si sono impegnate per valorizzare aree, magari di periferia, con servizi e infrastrutture anche per la notte. Alcune città, come Berlino, sono invece attrattive proprio per la loro vita notturna e per i sistemi di partecipazione e di cooperazione nell’economia della notte».

E se da una parte c’è bisogno di più città per la notte, dall’altro c’è più bisogno di città metropolitane che creino reti al di fuori dei confini dei Comuni: «Sfide come l’abitare, per esempio, vanno molto oltre i confini di un Comune, ma lo stesso vale per la mobilità – ha aggiunto Antonio Sebastiano Purcaro –: c’è bisogno di risposte coordinate».

«Tutte le grandi città non riescono più ad accogliere i giovani – ha concluso Giorgio Vittadini –. Siamo di fronte a una speculazione pura, per questo è necessario riprendere una visione. La casa non è più solo una proprietà: è un luogo di socialità, un luogo dove stare bene e questo il Covid l’ha insegnato. È importante ridare un ruolo alla cooperazione del terzo settore».