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Le città e il rapporto con l’acqua

A qualcuno la parola «waterfront» nemmeno piace fino in fondo: troppo riduttiva per certi aspetti e per trasmettere la reale complessità di quel limitare tra terra e mare, quel confine o quella soglia. Qualcuno prova a preferire «fronte mare», qualcuno è ancora in cerca della parola migliore. E chissà se mai si troverà per definire quello che a tutti gli effetti è il punto fisico di un rapporto tra terra e mare, tra acqua e uomo. Ed è anche lì che si può rigenerare e progettare ed evolvere. Si è provato a scandagliare tutto questo durante la conferenza plenaria conclusiva di Perspective Smart City, il forum di riferimento per l’innovazione nella progettazione e gestione urbana giunto alla sua seconda edizione e in programma a Napoli l’1 e il 2 dicembre. Frutto del consolidato know-how del Gruppo Maggioli e della rivista THE PLAN, l’evento si è chiuso con la partecipazione di Fabrizio Capolei, Partner, 3C+t Capolei Cavalli; Pasquale Criscuolo, Segretario Generale, Comune di Genova; Giovanni Bonati, consulente al Parlamento italiano ed europeo sulla transizione digitale, AD di ApKappa | Gruppo Maggioli; Alfonso Femia, Fondatore, Atelier(s) Alfonso Femia; Federica Mazziotta, Account Executive – Local Government, Amazon Web Services; Massimiliano Pulice, Head Competence center Rig. Urbana e Infrastrutture, CDP. A moderare la conferenza dal titolo La città e il suo rapporto con l’acqua: come evolve il Waterfront. Nuovi spazi, nuove destinazioni d’uso e nuove opportunità, Luca Giannelli, AD, United Consulting e MSC Associati.

L’apertura è stata opera di Federica Mazziotta e Giovanni Bonati, che per prima cosa hanno voluto sottolineare l’importanza dei dati, anche in prospettiva tecnologica: «I dati sono la nuova saggezza, poiché ci permettono di capire cosa sta succedendo sul territorio e di prendere decisioni, le quali hanno a loro volta bisogno di una strategia, di una consapevolezza in grado di individuare le aree indispensabili di intervento per puntare a un miglioramento della città e della vita delle persone. Quattro sono a nostro avviso i pilastri su cui basare una strategia: cultura, persone, processi e tecnologia. Noi aiutiamo a trasformare il dato in un indicatore e l’indicatore in una decisione, affinché le scelte siano informate e generino un impatto positivo sul territorio».

Progetti e vita a contatto con l’acqua

Tutto questo è vero anche e soprattutto in un contesto particolare come quello di un waterfront e a testimoniarlo sono stati anche gli architetti presenti e che a essi hanno lavorato: «Waterfront è riduttivo – l’impressione di Fabrizio Capolei –. Nel nostro immaginario è una soglia, ma io lo vedrei più che un affaccio, come un filtro, che può diventare tutto e si trasforma. La costa è il primo sensore e il primo a cambiare il territorio: è questo che contraddistingue il waterfront da un qualsiasi altro progetto di rigenerazione». E lo sa bene anche Pasquale Criscuolo, Segretario Generale, Comune di Genova:«Visione, strategie, capacità di mettere a terra i progetti sono elementi fondamentali per la rigenerazione urbana. Il waterfront di Levante, a Genova, è un esempio di riqualificazione e di rimessa a disposizione della comunità. Questo permette di dare continuità a tutto il lato di Levante, anche grazie a nuovi servizi e nuovi fabbricati, con varie funzioni. È un’operazione di PPP atipica che ha permesso di rigenerare una porzione di città a favore della comunità».

«Dobbiamo cominciare a ripensare a lungo e lunghissimo termine – ha aggiunto Massimiliano Pulice –. Gli investitori da coinvolgere, anche in un waterfront, sono questi: investitori pazienti che richiedono il ruolo chiave del pubblico: in Italia ci sono 300 milioni di metri quadri da rigenerare, ma il trend di consumo di suolo in aumento»

Acqua sentinella di cambiamento climatico

«L’acqua è la prima vera sentinella del cambiamento climatico, ma per occuparci di acqua ci dobbiamo occupare del territorio tutto – ha concluso Alfonso Femia –. L’Italia può essere un laboratorio. Le nostre coste possono insegnare molto su come progettare e i waterfront sono linee di confine che proiettano nel futuro. Oggi c’è più consapevolezza di come la partita della rigenerazione, in particolare dei waterfront, si debba affrontare insieme, pubblico e privato. Ancora il tema del waterfront non è abbastanza sentito da tutti eppure su quella linea bisogna lavorare con grande responsabilità e generosità».