Dentro l’innovazione digitale delle città
«Siamo convinti che la rigenerazione urbana si debba fare con le persone, con l’ascolto delle comunità e delle loro necessità. Napoli è una città che permette di guardare da vicino i divari reddituali, della povertà energetica ed educativa dell’intero Paese, poiché Napoli, come le altre città, è la prima linea nell’affrontare, le difficoltà, ma anche le opportunità e le sfide. Tra queste la Coppa America del 2027, che porterà Napoli a fare un salto di qualità e di scala, cioè la porterà in un circuito internazionale nel quale si muoveranno innovazione, flussi turistici e non solo, competenze e generazione del valore. Eppure la filosofia dell’amministrazione non cambierà: nessuno dovrà essere escluso». Sono le parole di Laura Lieto, vicesindaca e assessora all’urbanistica del Comune di Napoli, che ha avuto il compito e l’onore di aprire i lavori della seconda giornata di Perspective Smart City, il forum di riferimento per l’innovazione nella progettazione e gestione urbana giunto alla sua seconda edizione e in programma a Napoli, appunto, l’1 e il 2 dicembre. Frutto del consolidato know-how del Gruppo Maggioli e della rivista THE PLAN, l’appuntamento ha visto come primo momento della seconda giornata la conferenza plenaria dal titolo Trasformazione e cittadinanza digitale, facciamo il punto. Piattaforme, Infrastrutture, Sicurezza e Design dei servizi. Dentro l’innovazione digitale delle città, alla quale hanno preso parte Mario Nobile, direttore generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale; Carlo Battistelli, Head of Local Government, Education and Transportation di Amazon Web Services; Ernesto Belisario, senior partner di E-Lex; Marlon Boshi, director sales di Nemetschek Group | dTwin; Andrea Dettori, partner KPMG; Roberto Gerardi, segretario e direttore generale del Comune di Perugia; Gian Matteo Guglielmi, Head of Digital Transformation, di Cdp; Patrizia Rossi, responsabile Area polizia e smart city del Gruppo Maggioli; a moderare Giovanni Bonati, consulente al Parlamento italiano ed europeo sulla transizione digitale, AD di ApKappa | Gruppo Maggioli.

Cos’è una smart city?
Possono essere innumerevoli le definizioni di una smart city, tutte parimenti calzanti: tante ne sono emerse dagli interventi dei partecipanti alla conferenza, ma tutti, nessuno escluso, hanno sottolineato l’imprescindibilità dell’uomo al centro della trasformazione. Il primo a sottolinearlo, con il suo intervento di apertura, Mario Nobile: «Le città intelligenti devono avere basi tecnologiche, ma non possono essere tali senza le persone. Inoltre, ogni servizio digitale deve essere disegnato affinché possa essere utilizzato da tutti, funzionale per le persone». «La smart city va considerata come un ecosistema, abbattendo barriere, per esempio, tra uffici comunali – ha aggiunto Patrizia Rossi –. La proposta di Maggioli ragiona come se la smart city fosse un corpo umano, partendo dunque dai sensi: l’obiettivo è misurare il reale risultato di una azione. La visione del Comune deve essere olistica, con al centro il cittadino e le sue necessità, e con una creazione di valore».
Non ha dubbi che sia così nemmeno Carlo Battistelli, che ha declinato la spiegazione della piattaforma di AWS proprio in relazione alle città, alle comunità e al miglioramento della loro vita: «Sono diversi i modi in cui AWS può supportare le smart city: rilevamento e misurazioni dei dati, modellazione di dati, analisi e machine learning, integrazione real-time dei dati storici per esempio. Innumerevoli i benefici per le città, dalla manutenzione predittiva all’efficienza energetica, con una raccolta di dati interoperativa».
Il caso concreto di Roma Capitale
A febbraio 2023, Roma Capitale ha dato il via al progetto Atlante, un’iniziativa realizzata con il supporto di KPMG e di altre società specializzate nel settore immobiliare per digitalizzare e valorizzare il proprio patrimonio immobiliare e per sostenere il percorso di trasformazione digitale dell’ente, ampliando l’accessibilità alle informazioni e promuovendo una cittadinanza sempre più digitale. «Sono quattro i nodi di complessità principali incontrati – ha spiegato Andrea Dettori –: dimensione del patrimonio immobiliare e sua tassonomia, scarsa digitalizzazione della documentazione con circa il 30% delle informazioni disponibili esclusivamente su archivi cartacei, molteplicità di sistemi informativi scarsamente integrati e scarsa valorizzazione del patrimonio immobiliare e limitata disponibilità di servizi digitali in grado di semplificare l’interazione con i cittadini».
Sono molteplici, al momento, gli obiettivi raggiunti, tra cui il rilascio della vetrina patrimoniale Atlante, a disposizione dei cittadini per la visualizzazione in mappa dei beni di proprietà capitolina.
Perché sono importanti i gemelli digitali?
Trasparenza nei dati degli edifici disponibili, mantenimento dei dati vivi, decisioni migliori sulla base di dati aggiornati, raggiungimento di obiettivi di sostenibilità e riduzione dei costi operativi sono solo alcuni dei vantaggi dei digital twin. «Nemetschek dTwin è un’unica piattaforma per tutti i dati di un edificio, raccolti in un unico posto – ha spiegato Marlon Boshi –. Inoltre ha la possibilità di trasformare i dati in informazioni dettagliate e in azioni intelligenti e di essere usato come abilitatore per processi edilizi efficienti. La piattaforma può funzionare anche in assenza di Bim, utile per edifici, per esempio, storici. I dati sono aggiornati in tempo reale e i report sono personalizzati: tutto questo permette di prendere decisioni basate sui dati». Un caso specifico è stato quello di Umex S.A, che ha portato a maggiore sicurezza e produttività nelle operazioni di carico, maggiore trasparenza dei costi e piena visibilità sui fattori che determinano i costi energetici.
Sicurezza, protezione e formazione
«La crisi geopolitica ci sta facendo capire l’importanza di infrastrutture sovrane, sicure: sappiamo come gli attacchi vadano a colpire dove ci sono le persone, come gli ospedali, per fare un esempio – ha ricordato Ernesto Belisario –. È fondamentale governare dunque le vulnerabilità. C’è però un tema di alfabetizzazione, delle pubbliche amministrazioni ma anche dei cittadini: questo vale anche per l’AI. Secondo alcune rilevazioni, l’Italia è il secondo Paese, dopo gli Stati Uniti, con maggior sfiducia nell’intelligenza artificiale; da qui l’importanza delle competenze e della formazione».

Formazione sulla quale si è soffermato a lungo anche Gian Matteo Guglielmi: «Quello che si sta facendo all’interno di Cdp è una rivoluzione culturale: stiamo cercando di trasformare Cassa in una data company che si muova sui dati e che fornisca servizi di advisory sul territorio. Noi stessi dobbiamo essere pronti per poi presentarci sul territorio e ai cittadini come una sorta di scuola, un supporto il più capillare possibile, soprattutto a favore delle piccole realtà. C’è il rischio di rendere le città meno a misura d’uomo, vero obiettivo delle smart city».
«L’elemento innovazione non può essere solo il fine, ma l’innovazione deve portare a un miglioramento nella vita delle persone – ha concluso Roberto Gerardi –. Il livello due delle smart city è il gemello digitale, che può aiutare a prendere decisioni tramite dati predittivi. L’atro livello dell’innovazione è la partecipazione: servizi e dati possono essere utili e utilizzati per riavvicinare i cittadini alle amministrazioni. Il rischio è altrimenti trasformare l’innovazione in un vessillo, senza andare incontro alle richieste e alle necessità della comunità».

