Crescere oltre il Pnrr: un PPP
Quali risorse e strategie necessarie affinché gli investimenti messi in cantiere possano essere alimentati e portati avanti per il futuro del Paese? Un partenariato pubblico-privato per uno scenario di crescita post Pnrr potrebbe essere la risposta. Si è discusso proprio di questo durante la panel discussion pomeridiana della seconda giornata di Perspective Smart City, il forum di riferimento per l’innovazione nella progettazione e gestione urbana giunto alla sua seconda edizione e in programma a Napoli l’1 e il 2 dicembre. Frutto del consolidato know-how del Gruppo Maggioli e della rivista THE PLAN, l’evento ha chiamato in questo caso a raccolta Luca Canessa, direttore generale, Comune di Piacenza; Alberto Carone, Business development manager business to government, Edison Next; Cristiano Ereddia, partner, KPMG; Laura Faraone, coordinatrice PPP, Direzione Strategie immobiliari, Sostenibilità e Innovazione, Agenzia del Demanio; Marco Tranquilli, coordinatore PPP, Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica. A moderare la panel Pierciro Galeone, direttore generale, Fondazione IFEL.

Ad aprire i lavori è stato Alberto Carone, che tra le varie cose si è soffermato su alcuni degli ostacoli ancora presenti rispetto al successo di un PPP: «C’è un tema di penetrazione, in particolare nei piccoli Comuni», ha spiegato, che scontano maggiori difficoltà in termini soprattutto gestionali. A suo avviso il primo passo deve essere necessariamente quello di «prendere consapevolezza delle proprie esigenze da parte di un ente pubblico». Da qui possono nascere «progetti sartoriali in grado di combinare risparmio energetico, emissivo e miglioramento della qualità della vita». In particolare, sulle smart city, «molto è stato fatto, ma molto bisogna ancora fare per sviluppare progetti che consentano di trasformare le città in realtà intelligenti, sostenibili e a misura d’uomo. La transizione energetica è un’opportunità, non solo per raggiungere risparmi energetici ed emissivi, ma anche per consentire l’evoluzione sociale dei territori. Ad esempio, oggetti connessi che dialogano tra loro e data-center incrementano, per le persone, la vivibilità degli spazi cittadini e restituiscono alle pubbliche amministrazioni informazioni utili per la presa consapevole delle loro decisioni».

Le soluzioni di un PPP per le smart city
Come un PPP può essere declinato in ottica smart city? È a questo che ha provato a dare risposta Cristiano Ereddia: «Il PNRR ha finanziato importanti interventi di realizzazione o riqualificazione delle infrastrutture presenti nel territorio nazionale. Occorre ora immaginare strumenti per la gestione futura. La partnership con il privato può rappresentare un veicolo giuridico di grande importanza per garantire la continuità negli investimenti, l’operatività degli asset e la prosecuzione della transizione verde e digitale». Tra le tipologie di progetti che si prestano maggiormente occorre annoverare gli impianti sportivi e l’illuminazione pubblica, ma costituiscono settori di interesse anche la smart mobility, la smart security, la smart energy, lo smart parking e non solo.
L’esempio di Piacenza
Sfide e opportunità, calate nel caso concreto di Piacenza, le ha illustrate Luca Canessa: «Il Pnrr è stato un afflusso di fondi incredibile ma c’è stata una grande sottovalutazione dal punto di vista gestionale. Nelle politiche comunitarie e nei finanziamenti futuri questo aspetto dovrebbe essere preso in considerazione. Il PPP ha un significato se si sa leggere il territorio, le sue politiche e se si ha un programma di sviluppo. Piacenza, tra le varie cose, ha cercato di individuare gli asset più importanti: gestione del calore e dell’illuminazione. Si sono cercati dunque investitori su tali asset. L’altro aspetto è quello della realizzazione di comunità energetiche sostenibili, con il coinvolgimento della cittadinanza».

Coinvolgimento della comunità, non solo di Piacenza, del quale ha parlato anche Laura Faraone: «Per noi l’obiettivo è capire cosa del nostro patrimonio è ricevibile per il mercato. Cerchiamo di costruire risposte sul territorio in accordo con le istituzioni. Uno strumento importante è quello degli usi temporanei, che permettono di saggiare il mercato e le risposte dal territorio. Accanto la valutazione economica da qualche anno affianchiamo le valutazioni d’impatto in termini di ritorno sociale: queste ci permettono di capire quale sia il ritorno di un euro pubblico speso in termini di ritorni sociali e ambientali in un territorio».
«Le operazioni devono essere fatte bene: quattro pilastri devono esserci, ovvero la corretta valutazione del rischio operativo, la gestione come momento qualificante, l’equilibrio economico finanziario, il monitoraggio nella fisiologia e la corretta gestione degli equilibri», ha concluso Marco Tranquilli.
